(12 settembre 2015)

Grappa Day 2015: la sostenibilità dei processi di distillazione.
Rispetto per l’ambiente, ottimizzazione dello sfruttamento delle risorse e un modo nuovo e più responsabile di fare impresa. Opportunità di oggi e possibilità future per l’intero comparto viti-vinicolo.


Torrita di Siena, 12 settembre 2015 – Si apre oggi l’undicesima edizione del Grappa Day con il convegno intitolato “Grappa, distillazione e sostenibilità”. L’appuntamento biennale con il mondo dei distillati, che ad ogni edizione analizza alcuni aspetti del settore, quest’anno affronta il tema particolarmente impegnativo della sostenibilità dei processi di distillazione e dell’intero comparto viti-vinicolo.

Agricoltura sostenibile, energie rinnovabili e bio-economia sono ormai termini all’ordine del giorno, soprattutto per le distillerie che, dai sottoprodotti della vinificazione, oltre a ricavare molteplici prodotti indispensabili per altri settori merceologici, ottengono energie rinnovabili.

Partendo dai dati elaborati dal Professor Novello emerge come l’industria vinicola sia fonte di un vero e proprio tesoro. Già solo con la potatura delle viti si ottengono biomasse significative: un ettaro fornisce tra le 1.5 e le 3 tonnellate di materiale organico, che adeguatamente trattato equivale a 0,5-0,9 tonnellate di gasolio.
In Italia si producono ogni anno circa 53milioni di quintali di uva da vino e se ne ricavano 45milioni di ettolitri (dato OIV), i residui si possono quantificare in circa 8milioni di quintali di vinacce e 2.250.000ettolitri di fecce. Secondo la normativa vigente vinacce e fecce (tranne eccezioni che devono essere adeguatamente segnalate e registrate) devono essere convogliate in distilleria. E’ una normativa lungimirante quella che obbliga il conferimento dei residui di vinificazione in distilleria perché le cantine (che sono in quel momento in una fase di massima attività) si liberano di materiale che potrebbe creare rischiose rifermentazioni, ottengono un riconoscimento economico (un calcolo approssimativo valuta in 52 Euro a ettaro il ricavato da parte delle cantine) e non devono accollarsi il problema della gestione di questi residui; si evita così anche il rischio di sovrapressature e torchiature a garanzia di una migliore qualità del prodotto vino.

Ed è proprio a questo punto che, quello che viene valutato un sottoprodotto, le distillerie trasformano in grande risorsa: nuovi processi, tutti eco-compatibili, che daranno vita a preziosi elementi per molti altri settori.

La prima lavorazione, come illustra il Professor Viviani, è quella nobile, che regala grappa e alcool. E mentre tutti sappiamo che cosa sia la grappa, poco si sa degli alcol. Gli alcol sono di uso alimentare ed industriale ma soprattutto sono l’elemento da cui deriva il bioetanolo: un carburante di seconda generazione, di origine agricola, esente da acqua. L’impiego del bioetanolo diminuisce naturalmente l’uso di carburanti di origine fossile, con conseguente riduzione delle immissioni di CO2. Da valutare infine un altro fattore molto importante: il bioetanolo è ricavato da residui non edibili e non richiede l’utilizzo di terreni dedicati.

Ma le fasi di distillazione non si fermano e, dalle vinacce, si ricavano ancora acido tartarico naturale (largamente impiegato dall’industria farmaceutica ed alimentare) e, dopo vari processi, olio di vinaccioli e fertilizzanti (fra cui le borlande). I fertilizzanti ottenuti dai processi di distillazione, essendo di origine naturale sono particolarmente ricchi di sostanza organica e azoto e contribuiscono fortemente alla riduzione della desertificazione dei suoli. Le borlande sono impiegate in particolari coltivazioni agricole (il mais ad esempio) dove accrescono –sempre in modo naturale- la resa e il risparmio di acqua.

Le conclusioni tracciate dal Professor Cotarella ritraggono quindi un settore che fra i primi ha raccolto la necessità di un comportamento più responsabile e che oggi è già in grado di raccogliere i primi frutti riducendo in maniera significativa gli inquinanti. Molto ancora si può fare, dando organicità e struttura a programmi sul lungo termine, ma il percorso è già chiaramente segnato e l’impegno è dimostrato.

Le distillerie in questo panorama giocano un ruolo da vere protagoniste, sia per una vocazione intrinseca sia perchè negli ultimi anni hanno fatto un ulteriore “upgrade” e la versione “nuovo millennio” le ha viste dotarsi di impianti per la produzione di energia elettrica. “Le imprese di distillazione” afferma Mariacarla Bonollo, responsabile Relazioni Esterne di Distillerie Bonollo SpA “rivestono un ruolo importante nel sistema industriale italiano, sono aziende che si caratterizzano per una forte carica innovativa (in media il 70% delle distillerie investe ogni anno) e, negli ultimi decenni, hanno dato un forte impulso alle tecnologie legate alle energie rinnovabili.

Non dobbiamo dimenticare che l’Europa oggi utilizza, per l’80% circa del proprio fabbisogno energetico, combustibili fossili. Ogni anno le distillerie ricevono dalle cantine oltre un milione di tonnellate di sottoprodotti della vinificazione, attraverso l’adeguata gestione e lavorazione di questo materiale si arriva ad ottenere quasi 300.000 Mwh annui, sufficiente quindi a coprire i fabbisogni domestici annui di una popolazione di circa 300.000 persone. Ecco perché pensiamo che proprio dalle distillerie possa partire un cambiamento di rotta sulle politiche energetiche del nostro Paese che, a catena, porterebbe positivi effetti sia a livello economico che occupazionale (oltre che ambientale). Un nuovo modo di fare impresa, un nuovo modo di intendere il mondo.”